Torneremo ad urlare e cantare!

Sono passati quasi due mesi dall’ultima volta che abbiamo preso posto sugli spalti. Impugnando bandiere, a cantare o anche solo semplicemente seduti ad osservare una qualunque partita di pallone.

Questa emergenza Covid-19 ci ha costretto di fare a meno di un qualcosa a cui la maggior parte delle persone non riesce a farne a meno: il Calcio.

Gli organi competenti avevano provato a far andare avanti tutte le competizioni ma, alla fin dei conti ha vinto il buon senso. Atalanta-Valencia sembra aver dato un’accelerata alla propagazione dei virus fra Milano e Bergamo. Quindi, dopo un vano tentativo di un turno a porte chiuse, si è passati alla decisone di sospendere tutto fino a che l’emergenza non sarà finita (o quasi).

PORTE CHIUSE – Il calcio ripartirà, purtroppo senza tifosi. Purtroppo, si, perché il calcio senza tifo non è calcio. Le facce spaesate di tutti i giocatori scesi in campo nell’ultimo turno giocato, ne sono la prova. Theo Hernandez del Milan che, al momento dell’ingresso in campo per il riscaldamento guarda attonito uno stadio deserto. Cristiano Ronaldo che, pur se in maniera scherzosa batte il “cinque” a persone invisibili all’ingresso dello stadio. I tifosi del Genoa che, usciti clamorosamente vittoriosi da San siro, che applaudono il settore ospiti totalmente vuoto.

Queste cose fanno male al calcio, fanno male allo sport. Giocare così non ha senso. Purtroppo però, se si terminerà la stagione, questa sarà l’unica via.

Per noi Tifosi (con la T maiuscola) si parla di marzo 2021 per ripopolare gli stadi. Un anno, un lungo anno. Ma quando arriverà quel momento non scordiamoci tutto ciò che abbiamo passato, non scordiamoci che, quello che staremo vedendo, sarà quello che stavamo tanto desiderando.

Facciamo festa, cantiamo, urliamo… FESTEGGIAMO. Ricordando tutto il settore sanitario che mentre noi eravamo chiusi a casa per stare al sicuro, loro erano in prima fila, combattendo questa battaglia rinunciando persino all’abbraccio del proprio figlio\a. Il desiderio più grande sarà quello di omaggiarli, ed insieme a loro tutte le persone che purtroppo non ce l’hanno fatta.

Solo dopo potremo impugnare bandiere, battere le mani e tornare ad intonare cori che rimbomberanno in tutti i settori dello stadio. Ne usciremo.

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